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LA SCRUTATRICE

 

La scrutatrice.Sembra il titolo di uno scabroso libro giallo, in cui la protagonista ha velleità di guardona, invece è il ruolo che ho rivestito durante questo fine settimana.

Se vi state chiedendo perché ci sono stati problemi a reperire scrutatori e presidenti di seggio, non date la colpa alla comprensibile paura per il covid, bensì al compenso (direi simbolico, nel mio caso dopo 38/39 ore percepirò 145 euro, ma anche per chi è riuscito a chiudere in tempi più consoni, la cifra è comunque misera) e per tutte le beghe a cui si va incontro.

Per fare lo scrutatore non basta un’intelligenza media, serve un acume particolare, bisogna essere davvero versatili ed organizzati.

Per prima cosa dovremmo riuscire a leggere 2 manuali di più di 100 pagine con le istruzioni di spoglio e impararlo a memoria nell’immediato, in modo da non avere dubbi e non dovere, (come nel mio caso) ricontare le schede, mila volte per non fare errori. Per queste regionali era previsto il voto disgiunto che in alcuni casi mi è sembrato frutto di qualche mente perversa oppure di qualcuno assoldato per far perdere la testa ai poveri scrutatori.

Le schede, che sono state definite lenzuoli, e delle quali girano in rete diverse vignette satiriche, erano veramente dei lenzuoli e anche per quelle sarebbe stato opportuno fare un volantino con le istruzioni per riuscire a ripiegarle. La mia collega, più volte, si è trovata a fare la dimostrazione di piegatura della scheda, come le hostess che spiegano cosa fare prima di partire per un bel viaggio.

Sugli scrutatori, e sulle persone che vanno a votare, si potrebbe scrivere un saggio sociologico, ci sono gli scrutatori come me che non perdono occasione per chiacchierare e trovare un modo per scambiare opinioni (non politiche) e che quindi hanno l’opportunità di arricchirsi di storie e di emozioni, c’è chi preferisce essere professionale e calato nel ruolo (serio) e fare il burocrate, che chi lo fa tanto per farlo, c’è veramente di tutto.

Quando mi sono iscritta, una vita fa, non solo lo vedevo come una fonte di guadagno (da studentessa mi sembrava un bel guadagno) ma anche come un dovere civico per la collettività, un’esperienza importante, adesso l’ho vissuto molto diversamente, come un dovere, più che un piacere e un privilegio. Mi dispiace aver perso un po’ di quell’entusiasmo e mi ha fatto molto riflettere l’atteggiamento dei molti over over (dagli ottanta ai novantacinque) che sono venuti a votare.

Dai sondaggi sembrava che molti anziani avrebbero rinunciato a votare causa covid, ed invece, almeno nel nostro seggio, ho visto i nonni più meravigliosi del mondo, il cui entusiasmo nel votare era pari a quello dei diciottenni che lo fanno per la prima volta, anzi , molto di più perché loro quel voto se lo sono sudato, hanno lottato per averlo, e non sprecano il loro fiato e tempo con la lamentela e la rassegnazione, ma fanno l’unica cosa che possono fare, esprimere la propria opinione.

L’aver avuto l’opportunità di conoscere certe persone, credo sia il motivo per cui è valsa la pena fare questo lavoro, anche se ieri sera/notte (abbiamo finito oltre la mezzanotte) ero distrutta dalla stanchezza e, lo confesso, stato meditando di mandare un fax al comune per farmi depennare dalle liste degli scrutatori.

Concludo facendo gli auguri ad una bellissima coppia che ieri è venuta a votare tenendosi per mano,

che oggi festeggia 60 anni di matrimoni, sperando che festeggino anche per come sono andate le votazioni (non so assolutamente quali fossero le loro speranze)visto che , nonostante l’età, i 90 scalini senza ascensore, sono venuti a espletare i loro diritto/dovere.

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1 Response
  • Patrizia
    22 Settembre, 2020

    Brava Monia!

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