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silent book

Da quando lavoro al liceo artistico ( e che liceo artistico, quello di Porta Romana a Firenze, fucina di talenti da sempre) ho sviluppato una nuova sensibilità per le immagini, per la grafica, per gli abbinamenti dei colori, divenendo sempre più consapevole del perché mi piace più una cosa piuttosto che un’altra, cioè so motivare il “mi piace” con spiegazioni esaurienti e non soltanto con : “ è bello, mi emoziona”.

Per questo motivo, quando entro in libreria, la mia attenzione è spesso rivolta a libri in cui sono le immagini a dominare . In questo modo ho iniziato ad apprezzare i silent book, che prima mi imbarazzavano come mi imbarazzava il silenzio tra le persone. Ho imparato che il silenzio non è assolutamente silenzioso, anzi, parla se saputo ascoltare. I silent book, hanno mille interpretazioni e sfaccettature, il messaggio dell’autore è soltanto un punto di vista e ad ogni lettura, anzi ad ogni “sfogliatura” delle pagine possiamo dare nuove interpretazioni e significati. E’ un buon modo per dare voce alle nostre emozioni del momento che cambieranno nel tempo e con il progredire dell’esperienza, è un buon esercizio di fantasia e interpretazione.

Recentemente mi sono imbattuta in due capolavori di questo genere : Calando di Roger Olmos e Blind di Mattotti.

Entrambi i volumi, della Logos edizioni, fanno parte di una collana che si occupa di fragilità e affrontano tematiche importanti, come in questo caso il declino fisico e la perdita della memoria e la cecità.

Le immagini sono molto forti, esplicite e disturbanti, ma chiare, comprensibili ed immediate.

Si tenta sempre di risparmiare ai bambini di guardare ed affrontare una realtà difficile, brutta e che puo’ far male o far star male ma essendo la realtà con la quale prima o poi si dovranno scontrare e bene prepararli.

Mentre Calando, è un viaggio verso il declino irreversibile, Blind è un’ascesa alla luce perché per vedere non serve soltanto la vista. Non mi dilungo con ulteriori spiegazioni del mio punto divista per non condizionarvi

 

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